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Michael Walzer
Multiculturalism and Individualism
(Dissent, primavera 1994, p. 185)

Two powerful centrifugal forces are at work in the United States today. One breaks loose whole groups of people from a presumptively common center; the other sends individuals flying off. Both these decentering, separating movements have their critics, who argue that the first is driven by a narrow-minded chauvinism and the second by mere selfishness. The separated groups appears to these critics as exclusive and intolerant tribes, the separated individuals as rootless and lonely egoists. Neither of these views is entirely wrong; neither is quite right. The two movements have to be considered together, set against the background of a democratic politics that opens a lot of room for centrifugal force. Understood in context, the two seems to me, despite the law of physics, each one the other's remedy.
The first of these forces is an increasingly strong articulation of group difference. It's the articulation that is new, obviously, since difference itself - pluralism, even multiculturalism - has been a feature of American life from very early on. John Jay, in one of the Federalist Papers, describes the Americans as a people "descended from the same ancestors, speaking the same language, professing the same religion, attached to the same principles of government, very similar in manners and customs".
These lines were already inaccurate when Jay wrote them in the 1780s; they were utterly falsified in the course of the ninenteenth century. Mass immigration turned the United States into a land of many different ancestors, languages, religions, manners, and customs. Principles of government are our only stable commitment. Democracy fixes the limits and sets the ground rules for American pluralism.
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L'America tra individualismo e comunitarismo
(Lettera internazionale, n. 43/44, gen./giu. 1995, p. 7)

Due potenti forze centrifughe sono oggi in azione negli Stati Uniti. L'una separa gruppi interi di popolazione da un centro presuntivamente comune; l'altra investe i singoli individui, isolandoli. Entrambi questi movimenti di allontanamento dal centro e di separazione hanno critici che imputano al primo uno sciovinismo retrogrado e al secondo un egoismo puro e semplice. I gruppi separati appaiono a questi critici come tribù chiuse e intolleranti, gli individui separati come egoisti solitari e senza radici. Nessuna di queste opinioni è completamente errata, ma neppure del tutto esatta. I due movimenti vanno considerati insieme, sullo sfondo di una politica di democrazia che apre molti spazi alle forze centrifughe. Compresi nel contesto, i due fenomeni sembrano, nonostante le leggi della fisica, l'uno il rimedio dell'altro.
La prima di queste forze consiste in una sempre maggiore articolazione della differenza di gruppo. Ovviamente è l'articolazione a essere nuova, perché la differenza in sé - pluralismo e perfino multiculturalismo - è stata una caratteristica della vita americana sin dai suoi esordi. John Jay, in uno dei Federalist Papers, descrive gli americani come un popolo di individui "discesi dagli stessi antenati, che parlano la stessa lingua, professano la stessa religione, devoti agli stessi princìpi di governo, e molto simili per abitudini e costumi". In realtà questi tratti erano già imprecisi quando Jay li riferiva nel 1780; e furono poi completamente smentiti nel corso del XIX secolo. L'immigrazione di massa ha fatto degli Stati Uniti un paese dai molti differenti antenati, dalle molte differenti lingue, religioni, abitudini e usanze. Nostro unico vincolo stabile e comune sono i princìpi di governo. La democrazia fissa i limiti e le regole fondamentali del pluralismo americano.
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